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Gli strani giochi di Venezia

  • Ale_Iva
  • Feb 10
  • 5 min read

In questo preciso momento Venezia è invasa da persone abbigliate con i più stravaganti costumi, che si aggiungono al numero già considerevole di “normali” visitatori. Si sta infatti svolgendo il famosissimo Carnevale e su Internet e sui giornali saranno in molti a descrivere la magica atmosfera che regna nella città… Io però non ho intenzione di raccontarvi dell’odierna festa, bensì del Carnevale del passato e di alcune curiose tradizioni della Serenissima Repubblica di Venezia.


Di Alessandra Ivaldi / 10.02.2026


Il Carnevale di Venezia dura dal 31 gennaio al 17 febbraio. Naturalmente quest’anno il tema della festa è legato alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, da qui il titolo ufficiale di questa edizione del Carnevale veneziano: Olympus – Alle origini del gioco. L’obiettivo è quello di costruire un ponte immaginario fra il presente e il passato, quando il Carnevale di Venezia prevedeva anche spettacoli acrobatici, prove di abilità, regate e tornei di vario genere fra le calli.


Il palco Olympus posto in Piazza San Marco, a imitazione di un tempio greco
Il palco Olympus posto in Piazza San Marco, a imitazione di un tempio greco

A tal proposito ricordiamo la storia delle guerre dei pugni di Venezia. Fin dai primi secoli di vita della Serenissima, era tradizione che due diverse fazioni, gli abitanti di San Pietro di Castello (detti “Castellani”) e quelli di San Nicolò dei Mendicali (detti “Nicolotti”), si affrontassero a suon di pugni sopra ai ponti di Venezia. Tenete a mente che in passato i ponti della città erano sprovvisti di ringhiere laterali e immaginate quale poteva essere il destino di chi soccombeva sotto i pugni dell’avversario…


In realtà i ponti usati per questo tipo di battaglie erano numerosi, ma uno in particolare è rimasto legato alla tradizione, tanto che ancora oggi tutti lo conoscono con il nome di “Ponte dei Pugni”. Si trova nel sestiere di Dorsoduro, fra campo Santa Margherita e campo San Barnaba. Un secondo “ponte dei pugni”, meno noto, si trova invece nel sestiere di Cannaregio. Tali luoghi sono contrassegnati da un simbolo preciso, che è stato tracciato nei quattro angoli della pavimentazione dei ponti: un’impronta di piede in pietra d’Istria.


Gli scontri fra Castellani e Nicolotti rappresentavano uno degli appuntamenti più attesi del Carnevale e potevano protrarsi anche per mesi. Il giorno stabilito per l’inizio della guerra, le due squadre arrivavano marciando a suon di musica e si schieravano l’una di fronte all’altra. Il pubblico era sempre numeroso: c’era chi si godeva lo spettacolo dalle barche e chi si affacciava da finestre e balconi. Lo scontro doveva seguire un preciso piano, suddiviso in tre tipi di sfide: la Mostra, la Frota e la Guerra Ordinata.



La Mostra era un duello di pugilato fra i campioni delle due fazioni e segnava l’inizio ufficiale della guerra. I campioni in carica dovevano posizionarsi al di sopra delle impronte di piede, negli angoli del ponte, e da lì aveva inizio lo scontro. Dopo tale duello anche gli altri membri dei due gruppi sfidanti si buttavano nella mischia, partecipando alla Guerra Ordinata e alla Frota.


Durante la Guerra Ordinata gli sfidanti si affrontavano a suon di pugni e spintoni. Se tutti i membri di una fazione cadevano in acqua, allora gli avversari erano dichiarati vincitori della battaglia. La Frota invece rappresentava un vero e proprio assalto al ponte. La fazione vincitrice era quella che riusciva a impossessarsi del ponte facendo ruzzolare giù tutti gli avversari, cosa molto simile a ciò che accadeva durante la Guerra Ordinata. La vera differenza fra queste due sfide era legata al fatto che, nella Frota, non vi fosse alcuna regola: oltre ai pugni e agli spintoni, era legittimo l’uso di armi, così che spesso gli scontri si trasformavano in enormi e cruente risse e dai pugni si passava ai coltelli. Logicamente ciò comportava un gran numero di feriti più o meno gravi.


Per questo motivo, nel corso dei secoli, vennero emanate diverse leggi per limitare gli spargimenti di sangue durante le guerre dei pugni. Nel 1705 tale tradizione venne del tutto bandita a seguito di una battaglia particolarmente cruenta. Da quel momento in poi i Castellani e i Nicolotti poterono continuare a sfidarsi soltanto attraverso giochi meno violenti, come le regate e le cosiddette forze d’Ercole. Quest’ultimo gioco consisteva in un’impressionante performance acrobatica, in cui le due fazioni si trovavano in Piazza San Marco e si sfidavano per dimostrare chi fosse in grado di costruire la piramide umana più imponente. I vincitori venivano premiati dal doge in persona.



Un altro evento sportivo legato in passato al Carnevale di Venezia era la caccia ai tori in Campo San Polo. Qui un gruppo di uomini doveva contenere la furia di un toro ferito e imbizzarrito. In realtà spesso non si trattava di animali giovani e possenti, ma di vecchi buoi destinati al macello. Nonostante ciò, il “gioco” rimaneva molto pericoloso per i forzuti volontari che decidevano di affrontare l’animale e la situazione diventava ancora più rischiosa quando gli spettatori più imprudenti si lanciavano davanti al toro inferocito, con l’idea di sfidarlo e schivare all’ultimo la sua carica.


Sebbene Campo San Polo fosse il luogo tradizionalmente associato a tale gioco, la caccia ai tori poteva essere organizzata anche in altre piazze di Venezia, per esempio in Campo Santo Stefano. Qui si svolse l’ultima edizione di questo pericoloso spettacolo, nel 1802, quando una gradinata costruita appositamente per ospitare il numeroso pubblico crollò a causa del panico scatenato da un toro sfuggito al controllo dei giocatori.


Un costume "di riciclo" (costruito con sacchetti della spazzatura!)
Un costume "di riciclo" (costruito con sacchetti della spazzatura!)

L’arrivo del toro nel luogo prescelto per lo spettacolo era considerato alla pari di uno show comico. Questo perché a volte il povero animale veniva trasportato attraverso la città a bordo di un’imbarcazione, che ondeggiava seguendo il movimento dei flutti e scatenava così il panico nel cervello del toro, il quale poteva anche scivolare e cadere in acqua. Pare che ciò fosse ritenuto uno spettacolo particolarmente brioso.


Tali giochi, che per la nostra sensibilità appaiono terribilmente crudeli e violenti, attiravano in passato non solo l’attenzione del popolo, ma anche di grandi autori e artisti, i quali convergevano a Venezia durante i giorni del Carnevale per assistere a questi eventi e raffigurarli nelle loro opere, oggi custodite nei musei di tutto il mondo.



Ma perché i veneziani apprezzavano così tanto questi curiosi spettacoli? Al di là della sensibilità diversa dalla nostra in fatto di intrattenimento, i giochi del Carnevale erano anche una fonte di guadagno per i cittadini di Venezia, per i quali il turismo ha sempre rappresentato un’occasione ghiotta, anche se sotto forme diverse da quelle che ha assunto al giorno d’oggi. Addirittura i proprietari di palazzi dotati di terrazzi erano ben contenti di affittare questi ultimi ai visitatori per permettere loro di godersi dall’alto lo “show” che si svolgeva fra i campi e le calli della città.


Inoltre si ritiene che le lotte fra fazioni, come quella dei Nicolotti e dei Castellani, fossero inizialmente promosse dalla stessa Repubblica di Venezia, in particolare per due motivi. Innanzitutto, si pensava che le battaglie fra i ponti e le calli fossero un modo per mantenere i cittadini “allenati” e pronti per il combattimento in caso di attacchi da parte di forze nemiche. In secondo luogo, la divisione della popolazione in gruppi avversi gli uni agli altri rendeva meno probabile l’organizzazione di una massiccia rivolta popolare contro le autorità.



Sulle curiosità e le usanze del Carnevale veneziano si potrebbero scrivere interi libri. Conoscete altre interessanti tradizioni della Serenissima?

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