Il dolceamaro Chokladboll
- Ale_Iva
- Jun 15
- 3 min read
Conoscete le chokladboll? Si tratta di una parola svedese che significa “palla di cioccolato”. Stiamo parlando di un dolce molto popolare in Svezia, anche se si pensa che la ricetta sia nata in Danimarca. Vediamo di scoprire di più su questa golosa tradizione…
Di Alessandra Ivaldi / 15.06.2026
L’aspetto dei chokladboll, palline ricoperte di cacao e scaglie di cocco, attira fin da subito l’attenzione dei più golosi. Gli ingredienti alla base di questa pietanza sono farina d’avena, zucchero, cacao, burro e caffé. Quest’ultimo ingrediente è ciò che conferisce un retrogusto leggermente amaro al chokladboll. Si può anche aggiungere un poco di crema o panna per rendere l’impasto più cremoso. Unendo tali ingredienti e compattandoli con le mani, si formano delle palline poco più piccole di una palla da golf, che non hanno bisogno di essere cotte. Una volta ottenuta la giusta forma, i chokladboll vengono ricoperti di cioccolato fondente e poi cosparsi di scaglie di cocco o codette di zucchero. I dolcetti così ottenuti possono essere mangiati immediatamente, oppure raffreddati in frigorifero per conferire loro un aspetto più compatto.
Nel mondo esistono molti dolci simili ai chokladboll, che presentano tuttavia alcune variazioni della ricetta, legate alla reperibilità di determinati ingredienti nei diversi paesi. Si tratta di pietanze estremamente semplici da preparare in casa e proprio per questo sono così popolari. I chokladboll si trovano ovunque in Svezia: nei supermercati, nelle panetterie, ma ovviamente anche nelle case dei comuni cittadini. I bambini adorano i chokladboll, che costituiscono un vero e proprio must alle feste. Sono anche particolarmente apprezzati durante il momento della fika, uno dei rituali sociali più importanti della tradizione svedese, una vera e propria istituzione.
La fika consiste in una pausa di metà mattina o metà pomeriggio che si può trascorrere in compagnia di amici, colleghi o familiari, sul luogo di lavoro, in caffetteria o a casa. Durante la fika è tradizione bere una tazza di caffé, té o cioccolata calda e mangiare qualcosa di dolce, come appunto un chokladboll. Esiste addirittura una parola apposta per indicare i dessert mangiati durante la fika, ossia fikabröd. Parte integrante del rituale sono le chiacchiere e la socialità. Inoltre è vietato svolgere la fika di fretta: bisogna stare seduti e prendersi tutto il tempo necessario per “celebrare” questo importante momento e godersi la calma e la compagnia delle altre persone.

Come abbiamo già accennato, pare che i chokladboll siano stati inventati in Danimarca durante la Seconda Guerra Mondiale, quando a causa del razionamento alimentare, ogni famiglia poteva disporre di quantità limitate di farina di grano. Ciò spinse molti a cercare possibili sostituti per tale ingrediente. In questo contesto, nel 1943, il quotidiano danese Nationaltidende pubblicò un libretto per casalinghe dal titolo Opfindsomhed i en krisetid (cioè “Ingegno in tempo di crisi”). Al suo interno, fra i vari consigli offerti, vi era anche la ricetta di un dolce chiamato havregrynskugle (ossia “palle di farina d’avena”), qualcosa di molto simile ai moderni chokladboll. Qualche tempo dopo apparve un’analoga ricetta su una rivista svedese, segnando così l’inizio della moda dei chokladboll in Svezia. Una moda così apprezzata, che gli svedesi hanno addirittura istituito un chokladbollens dag (“la giornata dei chokladboll”), che cade in data 11 maggio.
Nonostante la loro popolarità, i chokladboll hanno anche attraversato periodi “bui” in tempi più recenti. Bisogna infatti sapere che il loro nome non è sempre stato chokladboll. Infatti, in origine venivano definiti negerboll, la cui traduzione è facilmente intuibile. Questo nome, però, è stato dichiarato politicamente scorretto e gli svedesi hanno avuto bisogno di trovare un altro termine per riferirsi a uno dei loro dolcetti preferiti. Nel 2006 la parola chokladboll è stata finalmente aggiunta al glossario della Svenska Akademiens ordlista, il dizionario ufficiale della Swedish Academy.



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