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Le avventure del monaco Xuanzang

  • Ale_Iva
  • Aug 5
  • 6 min read

Updated: Aug 8

Nei giorni scorsi abbiamo affrontato un lungo viaggio alla scoperta di alcuni dei segreti di una delle città più celebri della Cina, Xi’an, antica capitale dell’Impero cinese, tappa fondamentale lungo la Via della seta e sede di famosissime opere quali l’esercito di terracotta dell’imperatore Qin Shi Huang. Oggi ci concentriamo su un altro luogo di questa speciale città e conosceremo un altro pezzetto della sua storia.


Di Alessandra Ivaldi / 5.08.2026


Fra le principali attrazioni di Xi’an non si può non citare la Giant Wild Goose Pagoda (in italiano, la Grande Pagoda dell’Oca Selvatica), inserita nella lista del Patrimonio UNESCO nel 2014. Fu costruita nel 652 d.C. all’interno del preesistente complesso del tempio Da Ci’en. Al di là della bellezza del luogo, a rendere unica la pagoda è il suo incommensurabile valore storico, legato alle vicende del monaco buddista Xuanzang, nato nel 602 d.C.


Fin da ragazzo Xuanzang si dedicò all’approfondito studio di testi sacri e venne ordinato monaco in età precoce, come riconoscimento del profondo zelo dimostrato nell’apprendimento della dottrina buddista. Ciò avvenne nell’odierna provincia del Sichuan, nel sud ovest della Cina.


Dopo l’ordinazione a monaco, Xuanzang cominciò a viaggiare per tutto l’impero in cerca di testi sacri buddisti. Questi ultimi erano stati portati in Cina dall’India, ma in forma frammentaria e per di più non sempre tradotti correttamente. Xuanzang era particolarmente preoccupato dalla natura incompleta di queste fonti, che spesso erano soggette a interpretazioni errate per via di errori di traduzione e fornivano spiegazioni contrastanti fra loro relativamente ai principi cardine della dottrina buddista originaria.


La sua preoccupazione era tale, che i già faticosi viaggi attraverso le grandi province dell’impero non bastavano a soddisfare la sua sete di conoscenza. Col passare del tempo un’idea impossibile per l’epoca si fece strada nella mente del tenace Xuanzang, il quale si convinse che l’unico modo per conoscere la vera dottrina buddista fosse apprenderla direttamente dai monaci in India. Ma ovviamente all’epoca un tale progetto era assolutamente irrealizzabile: la distanza geografica che separava Xuanzang dall’India rappresentava un ostacolo invalicabile e, per di più, l’imperatore cinese proibiva ai suoi sudditi i viaggi all’estero. A questo punto, dunque, cosa fece il nostro intrepido Xuanzang secondo voi?


Naturalmente, non accettò di arrendersi e rassegnarsi alla mancanza di informazioni corrette sulla dottrina buddista. Decise quindi di violare le leggi dell’Impero e partire di nascosto per un viaggio che, nella sua epoca storica, pareva una vera e propria missione suicida!

La Giant Wild Goose Pagoda
La Giant Wild Goose Pagoda

Partì di nascosto, convincendo alcune guardie buddiste a lasciarlo passare attraverso le porte di Yumen Guan, un passo di frontiera conosciuto in tempi antichi come Porta di giada, punto di accesso all’Impero cinese lungo la Via della seta. Da lì fuggì verso nord-ovest, attraversò il deserto del Gobi, costeggiò la catena montuosa del Tien Shan e giunse fino all’oasi di Turfan, località che oggi fa parte della Cina, ma all’epoca costituiva un piccolo regno autonomo. A Turfan il re locale riconobbe l’importanza dell’impresa di Xuanzang e gli fornì un passaporto e oggetti preziosi per finanziare il suo lungo viaggio.


La missione di Xuanzang dunque proseguì, rivelandosi sempre più avventurosa. Il monaco affrontò gli attacchi di gruppi di briganti, attraversò valichi montuosi e incontrò sul suo cammino molti monaci e sovrani che si rivelarono benevolenti con lui. Giunse fino a Samarcanda, nell’attuale Uzbekistan, dove si dice che impressionò i nobili persiani con la sua predica, spingendoli ad accogliere i dettami del Buddismo.


Riassumere in un articolo i numerosissimi incontri di Xuanzang e le sue varie avventure è pressoché impossibile. Mi limiterò dunque a precisare che il suo viaggio durò ancora per molti anni e lo condusse alla sua meta originaria, l’India, che Xuanzang esplorò in lungo e in largo, mosso dal desiderio di vedere con i suoi occhi i principali luoghi legati alla vita del Buddha. Dai monaci locali apprese moltissimo e si procurò reliquie e numerosi testi sacri scritti in sanscrito, che lui aveva nel frattempo imparato a comprendere.


Sulla via del ritorno verso la Cina continuò a predicare la dottrina buddista. La leggenda narra che nel 645 d.C. fece ritorno alla corte dell’imperatore con una carovana trainata da 20 cavalli, stracolma di testi sacri di incommensurabile valore. Fu accolto gloriosamente dall’imperatore Tang Taizong, il quale lo invitò a scrivere un libro sulle sue avventure, ancora oggi conosciuto con il titolo in italiano di Viaggio in Occidente dal Grande Tang. Si tratta di un documento estremamente importante per ricostruire la situazione politica, sociale e religiosa dell’India antica. Inoltre, le accurate descrizioni di Xuanzang si sono rivelate molto utili per i moderni archeologi, permettendo loro di localizzare i resti di antichissimi monumenti legati alla religione buddista.


L’imperatore affidò a Xuanzang la guida del tempio Da Ci’en, da poco costruito in onore della madre di Tang Taizong, l’imperatrice Zhangsun. È proprio in questo momento che si decise di costruire la Giant Wild Goose Pagoda, un luogo sicuro per custodire le reliquie e i preziosi ma fragilissimi testi trasportati da Xuanzang dall’India. A tal fine la pagoda venne costruita usando mattoni e non legno, il che l’avrebbe resa più sicura e meno soggetta al rischio di incendi. Può sembrare una cosa scontata, ma questo dettaglio rappresentava una grande innovazione per l’epoca, poiché le preesistenti pagode erano sempre costruite in legno.


Il progetto originale prevedeva la realizzazione di cinque piani, ma negli anni successivi la pagoda venne ampliata, aggiungendo altri due piani e conferendole il suo attuale aspetto. Ogni piano è associato a un preciso significato religioso.


Oggi è consentito salire in cima alla pagoda e contemplare dall’alto il tempio Da Ci’en e il quartiere circostante. All’interno del tempio si possono osservare grandi raffigurazioni delle avventure di Xuanzang durante il suo leggendario viaggio. E a proposito, voi forse penserete che, dopo una tale impresa, il monaco Xuanzang potesse dirsi soddisfatto dei risultati ottenuti e condurre una vita più tranquilla all’interno del tempio... Sbagliato, anche in questo caso Xuanzang ci coglie di sorpresa. Egli infatti non considerava affatto conclusa la sua immane opera.


Una volta posti al sicuro all’interno della pagoda le reliquie e i testi sacri, Xuanzang si lanciò in una nuova impresa: tradurre quell’immenso patrimonio in cinese e assicurarsi dell’assoluta correttezza della nuova traduzione. Il suo ambizioso obiettivo era consegnare alla popolazione cinese una versione ufficiale e definitiva dei dettami della dottrina buddista, che fosse al tempo stesso comprensibile per la maggior parte dei credenti e il più fedele possibile ai testi originari. Non era certo un’impresa da poco e Xuanzang lavorò giorno e notte, aiutato anche dagli entusiasti discepoli che si erano raccolti attorno a lui a Xi’an. Il suo lavoro favorì la diffusione del Buddismo in tutta la Cina e non solo, poiché la sua scuola di pensiero raggiunse anche altri paesi.


Ma adesso torniamo ai giorni nostri. Chi si reca in visita a Xi’an non può non fare tappa alla Giant Wild Goose Pagoda e contemplarla perlomeno da fuori. L’edificio pare emanare un’aura di misticismo che domina perfino sulla modernità del quartiere circostante.


Anche esplorare i dintorni del tempio costituisce una suggestiva esperienza. Il quartiere tutt’attorno è cosparso di statue raffiguranti mestieri e personaggi della Cina antica, precisamente dell’epoca della dinastia Tang. I turisti cinesi sono soliti recarsi in questo luogo in costumi tradizionali, in modo da scattare foto indimenticabili con l’iconica pagoda sullo sfondo. Inoltre, allontanandosi dal tempio in direzione sud, si possono trovare numerosi negozi e locali in cui assaggiare prelibatezze locali. Di notte l’intera area viene illuminata con colori caldi, che conferiscono al luogo un’atmosfera di solenne potenza e dimostrano tutto l’orgoglio che i cittadini di Xi’an provano ancora al ricordo del loro glorioso passato.


L’ultima indimenticabile perla di Xi’an riguarda la North Square, la piazza sul lato nord del tempio Da Ci’en. Questa piazza è interamente occupata da un’enorme fontana, famosissima per il suo Music Fountain Show (lo show della fontana musicale), che viene ripetuto diverse volte al giorno. Lo spettacolo migliore resta però quello serale. Descrivere a parole la bellezza di un tale evento è quasi impossibile e purtroppo anche le foto e i video non sono in grado di restituire l’impatto visivo dell’impressionante spettacolo. Differenti melodie si diffondono nell’aria e i getti d’acqua della fontana vengono modulati con diversi gradi di potenza al ritmo della musica. Arrivano a raggiungere altezze sorprendenti e vengono illuminati dall’interno da fasci di luce colorata, che a loro volta variano a seconda della musica. E in mezzo a tutto questo splendore, continua a troneggiare la pagoda gigante, come un silenzioso e antico sovrano circondato da colorati sudditi in festa.


Foto del Music Fountain Show
Foto del Music Fountain Show

Le meraviglie di Xi’an non sono ancora finite, ma sarebbe necessario scrivere un intero libro per esplorarle tutte quante. Mi auguro che i miei ultimi articoli siano riusciti a solleticare la vostra immaginazione e farvi amare, almeno per qualche giorno, una città che è così ricca di meraviglie, da sembrare saltata fuori da un libro di favole.

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