Alla scoperta dei giardini cinesi
- Ale_Iva
- 3 days ago
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Chiunque si rechi in una città in Cina quasi sicuramente avrà l’occasione di visitare uno yuán, ossia un giardino. A questo punto vi starete già domandando: perché andare fino in Cina per vedere un giardino? Esistono in tutto il mondo, anche in Europa, no? In realtà gli yuán, i classici giardini cinesi, costituiscono un elemento fondamentale della cultura locale e hanno ben poco a che fare con la concezione europea di giardino.
Di Alessandra Ivaldi / 19.08.2026
Devo confessare che una delle prime domande che mi sono posta durante il mio primo viaggio in Cina è stata la seguente: come si può vivere senza impazzire in megalopoli così caotiche, dove numeri inimmaginabili di abitanti devono convivere in spazi ristretti e con ritmi frenetici? L’idea di trascorrere una vita intera in città grandi quanto intere regioni europee, ma molto più popolate, mi pareva inizialmente un incubo divenuto realtà. Adesso, però, posso dire di aver trovato alcune risposte a quell’iniziale domanda. Fra le diverse strategie che si possono elaborare per adattarsi all’ambiente apparentemente disumano di una megalopoli, possiamo trovare un aiuto fondamentale proprio nei sopracitati yuán.
Chiariamo subito un dettaglio non indifferente: gli yuán, anche i più piccoli, sono giardini dalle dimensioni impressionanti per un europeo, abituato agli spazi delle nostre città, che non hanno nulla a che vedere con le megalopoli asiatiche. Se entrate in un giardino cinese con l’intenzione di “visitarlo da cima a fondo”, allora preparatevi a trascorrere al suo interno diverse ore. E magari preparatevi anche a un’eventuale resa finale, poiché state per affrontare un enorme labirinto!
Ogni città cinese ha al suo interno più giardini e non ci vuole certo uno scienziato per comprendere gli ovvi vantaggi derivanti dalla presenza di ampi spazi verdi, che interrompano il paesaggio grigio e opprimente di grattacieli e asfalto rovente e purifichino l’aria avvelenata dai gas di scarico, rinfrescando almeno in parte l’atmosfera cittadina.
La funzione primaria degli yuán nelle moderne megalopoli è proprio quella di regalare ai suoi abitanti un luogo in cui respirare liberamente, passeggiare o sedersi in mezzo al verde e semplicemente lasciar trascorrere il tempo, contemplando la bellezza del giardino, trovando un luogo idoneo alla riflessione e dimenticando temporaneamente le preoccupazioni della vita quotidiana.

Gli yuán vantano un’origine antichissima, si pensa che i primi giardini cinesi siano stati costruiti più di 3000 anni fa, forse sotto la dinastia Shang, che regnò in Cina fra il 1600 e il 1046 a.C. Inizialmente si trattava di proprietà private dell’imperatore e dei suoi familiari. Rappresentavano luoghi di piacere e al contempo uno spettacolare status symbol, prova evidente del benessere e della ricchezza della famiglia imperiale. In un secondo momento la moda degli yuán si diffuse e anche altri gruppi sociali cominciarono a costruire i propri giardini privati. Naturalmente stiamo parlando sempre di individui molto benestanti: governatori e funzionari imperiali, intellettuali e mercanti. Ci si rese conto molto presto di quale importanza potesse rivestire un giardino nella vita dei suoi proprietari. La famiglia vi si riuniva per riposarsi, sorseggiare il tè in pace o invitare ospiti prestigiosi, organizzando anche spettacoli e giochi. Non a caso i classici giardini cinesi sono articolati in spazi ben distinti, ciascuno dei quali è dedicato a una precisa attività e organizzato secondo canoni estetici ma anche pratici.
Per un europeo la prima visita in un giardino cinese può essere un’esperienza meravigliosa, ma anche un po’ sconcertante. Si ha la sensazione di ammirare qualcosa di splendido e allo stesso tempo di non essere in grado di comprenderlo appieno. Questo perché nulla all’interno dello yuán è lasciato al caso. Ogni elemento, anche quello apparentemente più insignificante, ha un suo significato. È come trovarsi davanti a un enorme libro denso di simboli che è necessario imparare a leggere, per gustarsi fino in fondo il senso del messaggio finale. La visita a un giardino cinese non deve essere un’esperienza passiva. Il visitatore è chiamato a esercitare le proprie capacità di riflessione e meditare su tutto quello che lo circonda, in modo da creare un “contatto” non solo fisico, ma anche intellettuale con lo yuán.

Ma adesso analizziamo più nel dettaglio le varie componenti di uno yuán. I giardini europei si basano su precisi canoni estetici legati a principi di equilibrio e simmetria. Scordatevi di ritrovare gli stessi principi in un giardino cinese. Lo yuán non deve seguire regole di simmetria, perché fondamentale al suo interno è il fattore sorpresa. Il giardino cinese non deve essere sempre uguale a se stesso, bensì presentare una serie di “scene”. Il visitatore percepisce chiaramente di spostarsi fra una scena e l’altra man mano che procede lungo un sentiero tortuoso, attraversa un ponte o fuoriesce da una grotta. Il paesaggio varia di continuo, rivelandosi gradualmente agli occhi dello spettatore. Ogni elemento è pensato per fare la sua scenografica comparsa in un preciso momento della visita: alla svolta di un sentiero, sulla sponda di un lago, attraverso una porta o una finestra… Per godere appieno di tanta bellezza, il visitatore deve essere curioso e non aver timore di avventurarsi nell’esplorazione del giardino.
Spesso il visitatore si ritrova davanti a un bivio ed è costretto a fare una scelta: in quale direzione proseguire la visita? Cosa si nasconde in fondo all’una o all’altra strada? E al termine del giro, si avrà immancabilmente la sensazione di aver appena attraversato un enorme labirinto. “Sarò riuscito a vedere tutto?” ci si domanderà. Ma perché creare un ambiente così contorto? Perché lo yuán rappresenta una precisa visione della vita, nella quale l’individuo deve svolgere per forza un ruolo attivo e prendere decisioni a ogni bivio del suo percorso. Non potrà mai sapere cosa si è perso, nel bene e nel male, scegliendo una strada al posto di un’altra.
In precedenza ho accennato alla presenza di laghi e ponti. Questo perché l’acqua è una componente irrinunciabile all’interno dei giardini cinesi. Non esiste uno yuán che non abbia al suo interno un lago. A volte sono addirittura navigabili. Spesso le acque del lago sono coperte da ampie foglie verdi, fra cui emergono meravigliosi fiori di loto o ninfee. Lungo le sue rive sono strategicamente collocati tradizionali padiglioni, eretti in luoghi arieggiati e silenziosi, che offrano al visitatore panorami suggestivi.
I padiglioni non sono l’unico elemento architettonico presente, perché per la costruzione di un giardino cinese è molto importante il principio di equilibrio fra natura e uomo. Nello yuán bellezza naturale e artificiale devono fondersi insieme. Perciò, oltre ai padiglioni, il visitatore troverà di sicuro anche sale, gallerie, torri, chioschi e perfino templi e musei. È indescrivibile l’emozione che si prova nel momento in cui, magari fuoriuscendo da un bosco di bambù o aggirando un complesso roccioso, ci si ritrova all’improvviso di fronte a un tempio dall’aspetto antico e solenne, riccamente adornato con decorazioni d’oro e lacche colorate.

A collegare le varie parti del giardino vi sono numerosi ponti, che possono avere una forma ad arco o a zig-zag. Questi ultimi si trovano spesso all’ingresso di sale da tè, padiglioni o templi, ossia di luoghi il cui accesso, secondo la tradizione, richiederebbe una certa purezza e una protezione dalle energie maligne. In passato si credeva che il percorso contorto dei ponti a zig-zag costituisse un’impenetrabile difesa dagli spiriti maligni, poiché essi possono procedere soltanto in linea retta e non sono in grado di fare gli angoli (e quindi di attraversare un ponte a zig-zag). Tuttavia, questo tipo di struttura ha anche una seconda funzione. Il visitatore che attraversa il ponte a zig-zag non può raggiungere direttamente la propria meta, perché è costretto a muoversi lentamente, seguendo un percorso costellato di angoli spigolosi. Una linea retta, al contrario, è rapida da percorrere e non lascia tempo per la riflessione e la meditazione. La forma a zig-zag costringe a rallentare, a prendere fiato e riflettere prima di ogni passo. Fa sì che la prospettiva muti dopo ogni angolo, offrendo allo spettatore punti di vista sempre nuovi. Attraversare un ponte a zig-zag significa accettare una visione frammentata del mondo, in costante cambiamento… Si tratta insomma dell’ennesimo insegnamento di vita che lo yuán intende trasmettere ai suoi visitatori più attenti.

Se poi all’interno di un giardino cinese vi aspettate di trovare le tradizionali statue europee, allora rimarrete delusi. I visitatori cinesi apprezzano molto di più la presenza delle rocce. Gli yuán sono pieni di rocce, singole oppure poste all’interno di contorti complessi, a riprodurre grotte o catene montuose. Le rocce più belle possono anche essere collocate all’interno di un padiglione, al riparo dalle intemperie. Gli “esemplari” più apprezzati sono le rocce porose, che presentano numerosi fori d’erosione e forme particolarmente contorte. La predilezione dei cinesi per le rocce pare legata ad antiche credenze religiose. Fin dall’antichità in Cina sono state venerate determinate montagne, che venivano considerate le dimore degli immortali. Le rocce, che rappresentano montagne in miniatura, sono a loro volta legate al mondo religioso e simboleggiano inoltre ideali di stabilità e resistenza.
Ovviamente non può esistere alcun giardino senza la componente vegetale. Le piante costituiscono l’elemento vitale dello yuán, in perenne evoluzione e in contrasto con la staticità di rocce ed edifici. Anche in questo caso, ogni albero o fiore che cresce all’interno del giardino incarna un preciso significato simbolico.
Oggi i giardini cinesi sono visitati ogni giorno da turisti e da semplici cittadini desiderosi di godersi una tranquilla pausa dalla routine quotidiana. Le famiglie possono radunarsi sotto i padiglioni, godersi il fresco e il tempo insieme. Molte persone portano con sé strumenti musicali e suonano liberamente fra il verde della vegetazione e l’azzurro del lago. Qualcuno canta e qualcuno balla, soprattutto la sera, quando dopo il lavoro, le persone si radunano in precisi punti dello yuán e fanno attività fisica tutti insieme al ritmo della musica. Non è importante che i partecipanti si conoscano fra loro, ciascuno è ben accetto. Non si tratta soltanto di fare attività fisica, salutare per il singolo individuo, ma anche di curare quel senso di comunità che altrimenti sarebbe quasi impossibile realizzare all’interno delle frenetiche megalopoli.
Esistono giardini cinesi famosissimi in tutto il mondo, come per esempio lo Yuyuán di Shanghai (il cosiddetto Giardino del Mandarino Yu, di cui ho ampliamente raccontato all’interno di un mio precedente articolo) e i Giardini classici di Suzhou, splendida città della provincia di Jiangsu, lungo la costa orientale della Cina. Comunque, al di là delle località più famose, ogni città cinese ha i suoi yuán e ciascuno di essi regala al visitatore esperienze indimenticabili. A tal proposito, domani vi racconterò di una serie di giardini veramente speciali, ma poco conosciuti fra i turisti europei. Non perdetevi il mio prossimo articolo!


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