Cos’è il MeVe?
- Ale_Iva
- 5 days ago
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Ultimamente si ha la sensazione che il mondo sia precipitato nel caos. Tutti studiano con il fiato sospeso lo scenario politico mondiale, domandandosi con ansia crescente cosa accadrà. In un momento del genere perfino una semplice “gita fuori porta” si trasforma in un’occasione di studio…
Di Alessandra Ivaldi / 16.03.2026
Di recente ho avuto l’opportunità di scoprire una realtà poco conosciuta, ma di incommensurabile valore: il MeVe. Di che cosa si tratta? MeVe è l’abbreviazione di Memoriale Veneto della Grande Guerra, un luogo di riflessione sugli eventi che hanno segnato la nostra storia a partire dalla Prima Guerra Mondiale fino a oggi. Due elementi in particolare caratterizzano il Memoriale: il suo nobile scopo e la sua natura interattiva e multimediale, che consente al visitatore un’esperienza immersiva fuori dall’ordinario e un’opportunità unica di approfondire le proprie conoscenze, riflettendo su come le cicatrici lasciate dalla Grande Guerra siano all’origine dei conflitti odierni.
Il MeVe si trova all’interno di Villa Correr Pisani di Montebelluna, in provincia di Treviso. L’edificio, di fondazione secentesca, accoglie i preziosi reperti del MeVe e numerosi spazi multimediali all’interno di eleganti sale affrescate. Tutto è funzionale allo scopo di spingere il visitatore verso una riflessione autentica.
Che cos’è un uomo nel momento in cui perde la sua umanità? E soprattutto cosa lo spinge verso il baratro della disumanità? E ancora, chi è il vero campione di disumanità? Il soldato che porta la morte fra i propri nemici e, se ha fortuna, torna a casa con l’anima a pezzi oppure il politico che, senza sporcarsi le mani, muove le proprie pedine sullo scacchiere internazionale per dar vita a un conflitto enorme e privo di senso?

E a proposito di soldati, dall’esperienza in guerra molti di loro riportarono ferite indelebili sia sul piano fisico sia su quello psicologico. Immaginare una tale esperienza è impossibile per chiunque abbia la fortuna di non viverla sulla propria pelle. Tuttavia, il MeVe prova a darci un assaggio di eventi così drammatici.
Una piccola stanza è separata dal resto del percorso museale da pareti insonorizzate. I visitatori che soffrono di problemi cardiaci, crisi epilettiche o altre patologie non possono accedervi. Tutti gli altri possono mettere alla prova i loro nervi entrando nella misteriosa stanza. La porta si chiude alle proprie spalle e gli occhi, per quanto si sforzino, non vedono altro che buio. Finché non si scatena l’inferno.
La stanza è concepita per simulare le sensazioni provate dai soldati all’interno di una trincea. All’improvviso scoppia l’attacco dei nemici e una pioggia di bombe si riversa sugli uomini chiusi in trincea. Gli occhi sono feriti dalle violente esplosioni di luce, ma la sensazione peggiore ha a che fare con l’udito. Le esplosioni sono terribili e incessanti. Sembra di non possedere più un paio di orecchie. È come se quell’inesorabile frastuono esplodesse direttamente dentro la propria testa, mandando in frantumi il cervello.
Pur durando soltanto pochi minuti, l’esperienza lascia profondamente scosso il visitatore, il che rende molto più semplice comprendere il significato dello shell shock, un argomento approfonditamente trattato all’interno del museo. Anche definito “nevrosi di guerra”, rappresenta un disturbo da stress post-traumatico riscontrato in migliaia di soldati durante la Prima Guerra Mondiale.
I sintomi di tale disturbo sono estremamente variegati e sconcertanti agli occhi delle altre persone. In passato i soggetti affetti da shell shock non incontrarono la compassione del resto della società e addirittura divennero oggetto di maldicenze e critiche. A livello medico non venne compreso il nesso fra certi disturbi mentali e i traumi subiti in trincea. Alcuni psichiatri ipotizzarono che i soggetti affetti da shell shock potessero essere particolarmente vulnerabili per motivi di predisposizione genetica, o addirittura che stessero semplicemente simulando. In Italia e non solo le autorità ritenevano sconveniente attribuire alla guerra l’origine di certi disturbi psichici dei soldati, poiché avrebbe gettato cattiva luce sul servizio militare di leva, all’epoca obbligatorio. Inoltre, non bisogna dimenticare che alla fine della Prima Guerra si stavano già preparando le basi per il secondo conflitto mondiale. Fu così che, non ottenendo un riconoscimento ufficiale né dal mondo politico né da quello scientifico, le vittime di shell shock caddero vittima di pregiudizi e maltrattamenti, venendo genericamente definiti dall’opinione pubblica con il termine dispregiativo di “scemi di guerra”.
Fortunatamente il MeVe non offre soltanto esperienze traumatiche. Grazie alle numerosissime piattaforme interattive sparse all’interno di Villa Correr Pisani, il visitatore può effettuare approfondite ricerche su temi quali l’arte e la letteratura prima e durante le guerre oppure le grandi invenzioni dell’umanità basate sui bisogni bellici. Tutti sanno che le guerre rappresentano uno dei principali motori dell’innovazione tecnica. Perfino oggetti che noi oggi diamo per scontati, come per esempio i fazzoletti di carta, sono in realtà stati inventati per rispondere a esigenze emerse in ambito bellico.

Fino al 28 giugno 2026 il MeVe ospiterà una mostra sull’importanza della comunicazione prima e durante una guerra. Nessun conflitto potrebbe avvenire senza un adeguato progetto di propaganda. Nella storia le guerre sono sempre state volute da coloro che esercitavano il potere e che riuscivano a convincere la popolazione della necessità del conflitto, della “bontà” della propria madrepatria contrapposta alla “malvagità” di un altro popolo. Inoltre, una volta cominciata la guerra, è necessario mantenere alto il morale delle truppe e dei civili. Anche in questo caso la capacità comunicativa della propaganda svolge un ruolo essenziale. Fake news, manipolazione dei fatti reali e mantenimento di informazioni segrete sono da sempre strumenti indispensabili nelle mani delle autorità e al MeVe si possono scoprire molte storie curiose legate a questa tematica.
Anche i servizi di spionaggio e crittografia rappresentano elementi di indubbia importanza in ambito bellico, ma poche persone hanno le competenze necessarie per lavorare in questi settori. A tal proposito, il visitatore del MeVe può mettersi alla prova in diverse postazioni ludico-didattiche. Si può tentare di inviare messaggi in codice fra una sala e l’altra, per esempio. Sembra molto divertente, ma si tratta in realtà di un’attività piuttosto impegnativa e il risultato finale è tutt’altro che scontato.

Vivere appieno la visita al MeVe significa affrontare ogni nuova esperienza con spirito critico e la dovuta capacità di riflessione, perché ovunque all’interno della villa si celano indizi atti a creare continui collegamenti fra passato, presente e futuro. Il percorso museale è concepito affinché emerga chiaramente un preciso concetto: le due Guerre Mondiali non sarebbero mai scoppiate, se le grandi potenze non avessero fatto la corsa agli armamenti già molto tempo prima dell’inizio ufficiale del conflitto, attendendo che un episodio qualsiasi si trasformasse in una pericolosa scintilla e facesse saltare in aria gli equilibri mondiali.




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